Canzo (nell'idioma locale, Canz) è un comune italiano di 5.052 abitanti in provincia di Como, nel Triangolo Lariano, tra le Prealpi lombarde. È capoluogo della Comunità Montana del Triangolo Lariano.
È l'ultimo paese dell'Alta Brianza al confine con la Valassina (da cui è separato dalla cascata della Vallategna), situato in una valle circondata dai monti Cornizzolo (nell'idioma locale, Curnisciöö), Corni di Canzo (Còrni o Curunghèj), Barzaghino (Barzaghìn) e Scioscia (Sciòscia).
È attraversato dal torrente Ravella (Ravèla), lungo il quale si è formato il centro storico, e ad ovest marginalmente dal fiume Lambro (Lambar) in corso torrentizio, proveniente dalla limitrofa Valassina; inoltre sono presenti molte fonti nelle montagne del paese ed un lago, il lago del Segrino, in comune con i paesi di Eupilio (Eüpìli) e di Longone al Segrino (Lungùn).
L'altitudine del territorio comunale va da un minimo di 360 ad un massimo di 1.371 m s.l.m..
Il toponimo Canz deriva probabilmente dal latino Cantius, a sua volta derivato da una radice celtica [1].
Le tracce più antiche di colonizzazione umana del territorio canzese risalgono all'ultima fase della glaciazione würmiana, durante il periodo mesolitico (circa 10.000 anni fa). L'accampamento di caccia situato a quota 900 m sul monte Rai (Raj) fu utilizzato durante il periodo estivo, continuativamente fino all'età del bronzo medio.
L'epoca eneolitica (circa 4.000 anni fa) è segnata dall'importante testimonianza di una tomba a cista con stele, ritrovata in località Büdracch. La tomba è stata totalmente ricostruita nel giardino delle scuole secondarie di primo grado.
L'età del bronzo antico è testimoniata da un insediamento sulla riva nordorientale del lago del Segrino, il cui ritrovamento ebbe un certo peso per la conoscenza delle prime popolazioni stanziali nell'alta Brianza.
L'insediamento sul sito dell'attuale abitato risale all'epoca romana, alla quale si deve inoltre il tracciamento delle strade principali per scopi militari e commerciali. Relativamente a questo periodo è stata scoperta una pietra miliare vicino al lago del Segrino, che indicava le distanze lungo la via strata (via lastricata), mentre nel 1822 venne messa alla luce una tomba romana con le sue suppellettili.
Nei secoli dopo la scomparsa dell'Impero Romano, Canzo fece parte del "Contado della Martesana" ed in seguito divenne feudo del monastero di Sant'Ambrogio. Il toponimo della Martesana e del vicino paese di Castelmarte sono stati messi in relazione con un culto del dio Marte. Nel 1162 Federico Barbarossa lo cedette al monastero di San Pietro al Monte di Civate. In seguito Canzo entrò a far parte dei domini dei Visconti, che nel 1403 vi istituirono la Corte di Casale.
Nel 1472 gli Sforza, succeduti ai Visconti nel ducato di Milano, cedettero la "Corte di Casale" alla ricca famiglia di armaioli (fabbricanti di armi) dei fratelli Negroni detti Missaglia, che avevano richiesto la concessione per la presenza di miniere di ferro[2]. Lo stemma della cosiddetta Cumünanza da Canz, trascurato durante il Regno d'Italia e riadottato nel 2002, rappresenta infatti "tre forni all'antica a guisa di alveari, per la fusione del ferro"[3]. Nel Novecento la tradizione siderurgica si riversò nella produzione di forbici, di cui Canzo divenne importante centro.
Nel 1526 l'esercito spagnolo in lotta contro il ducato di Milano occupò Canzo, tenuta dal condottiero di ventura Niccolò Pelliccione, al soldo del duca Francesco II Sforza. Dopo la morte di questi, Canzo, come tutto il ducato di Milano, passò sotto il dominio spagnolo e successivamente sotto quello austriaco.
Dopo l'estinzione della famiglia dei Missaglia nel 1667 la "Corte di Casale" passò ai marchesi Crivelli, che vi introdussero l'industria della seta e alla fine del XVIII secolo le filande attive erano sei. Nel 1786, nell'ambito della riorganizzazione del territorio, Canzo fu unito alla nuova provincia di Como. Tuttavia il legame con Milano rimane sempre molto forte fino ad oggi, grazie alla villeggiatura milanese, a partire dall'Ottocento, e all'appartenenza all'arcidiocesi di Milano e non alla diocesi di Como.
L'incremento demografico a partire dagli anni cinquanta, che ha sfiorato il raddoppio della popolazione in 50 anni, è riconducibile agli effetti di una natalità sempre elevata, alla netta riduzione della mortalità infantile, all'aumento della speranza di vita e dall'altra parte da un costante fenomeno immigratorio verso Canzo.
Se negli anni cinquanta e sessanta il flusso migratorio fu indotto dal boom economico con la conseguente richiesta di manodopera dal Mezzogiorno, successivamente lo sviluppo urbanistico, generando un incremento nell'offerta abitativa, ha attirato molti nativi brianzoli, meneghini e valassinesi.
A partire dall'ultimo decennio del secolo scorso, anche Canzo è stata interessata dal fenomeno dell'immigrazione extracomunitaria, in parte stimolata dalla richiesta, da parte delle piccole industrie locali, di manodopera a basso costo e non qualificata.
I cognomi più diffusi e più tipici di Canzo sono Pina (probabilmente nato durante la dominazione spagnola) e Paredi (più antico cognome degli Alp), e tra i cognomi più antichi si trovano Paredi, Pellizzone, Carpani, Prina.