Canzo - Guida Turistica

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 Le fonti da Gajum si trovano sul versante destro del Torrente Ravella, alla quota di m. 485 s.l.m., al bivio delle strade che portano agli Alp ed al Santuario di San Miro.
 Il nome delle "Fonti di Gajum" è italianizzato dal canzese Gaümm (dalla radice celtica ga=recipiente, pancione), che significa mallo, in quanto sopra alla fontana era presente un grosso noce e i malli cadevano nella vasca. La fama della bontà di quest'acqua è così diffusa che di fronte alle fontanelle vi è sempre una fila di persone, provenienti da tutta la Brianza e dal milanese con bottiglie vuote e taniche da riempire; una ordinanza comunale limita a sei il numero di bottiglie riempibili consecutivamente.
 Le Fonti di Gajum sono un classico punto di sosta e di ristoro per gli escursionisti da più di un secolo, tipici sono i tavoli ed i sedili in pietra, ancora esistenti nel luogo, e risalenti a quando queste fonti furono scoperte, dal punto di vista turistico durante l'Ottocento. Nel bosco, sopra le fonti, nei secoli scorsi venne eretta una Cappella dedicata alla Madonna Addolorata (Madòna di Sètt Dulùr), tuttora ben conservata. Negli anni sessanta fu creata, da alcuni canzesi una società per imbottigliare l'acqua della fonte; questa società venne poi assorbita dalla Bognanco, ed ora l'impianto, non più attivo, è di proprietà del Comune. Una piccola parte dell'acqua di Gajum è immessa nell'acquedotto comunale ed un'altra parte è condotta fino ad una fontana interna nel giardino di Villa Meda.
 Nel territorio canzese sono presenti molte altre sorgenti: ogni Alp fu costruita in corrispondenza di una o più fonti, necessarie per la vita dell'Alp; altre sorgenti sono presenti nella valle di Pesora e presso l'eremo di San Miro, oltre che in altri luoghi meno accessibili lungo i versanti della Val Ravella. Per l'abbondanza d'acqua, anche rispetto ai paesi circostanti, sono presenti in paese molte fontanelle pubbliche di acqua potabile, e ancor più ce n'erano in passato.
 Il lago del Segrino è un piccolo lago lombardo prealpino di origine glaciale, in provincia di Como, situato a pochi chilometri a nord-est di Erba. Si ritiene che il suo nome derivi da Fons Sacer, ossia Fonte Sacra, trasformatosi col tempo in Sacrinum e quindi Segrìn.
 Ha una forma allungata in direzione nord-sud, con una lunghezza di circa 1800 m. ed una massima larghezza, verso la parte meridionale, di 400 m. circa. É limitato nei suoi bordi dai ripidi versanti dei monti Pesora e Cornizzolo(1200 m.) ad est e Scioscia (671 m.) ad ovest, entro i territori dei comuni di Canzo a nord, Eupilio e Longone al Segrino.
 Il lago è originato dalla sbarramento della sua valle causato dalla presenza di una morena glaciale; l'assenza di visibili immissari lungo il suo perimetro suggerisce a tutti gli studiosi di quest'area la presenza di sorgenti subacquee di origine carsiche, ipotesi compatibile col fatto che l'intera valle in cui giace è formata da rocce calcaree (Formazione del Domaro). Ad eccezione di un piccolo rigagnolo, che esce dal Lago, all'altezza di Longone, nessun rilevante emissario è osservabile, e nel complesso il suo bilancio idrologico è principalmente guidato da un sistema carsico sotterraneo. Il confronto della morfologia attuale del lago, con quanto rappresentato nelle vecchie mappe catastali e topografiche evidenzia una progressiva riduzione della superficie del lago, soprattutto nella sua estensione settentrionale, con uno sviluppo delle aree palustri ed una possibile piccola bonifica (avvenuta negli ultimi secoli passati) per un utilizzo agricolo di aree precedentemente ricoperte dalle acque del lago. Una mappa di inizio Ottocento disegna una piccola isola vicino alla riva orientale del Lago, di questa isoletta non vi é alcuna traccia oggigiorno.
 Gli Alp sono frazioni montane, abitate un tempo tutto l'anno, che potevano ospitare fino a cento contadini ciascuno, con numerosi capi da allevamento. Vi si praticava un'agricoltura montana, che richiedeva prati, campi e boschi puliti, per evitare il rimboschimento e assicurare la necessaria esposizione al sole, atta a contrastare il clima rigido. Essi sono costituiti da un unico blocco abitativo, imperniato sulla curt, a cui si aggiungono talvolta altri piccoli edifici, quali i casèj e le ghiacciaie, per la conservazione degli alimenti.
 Con Corni di Canzo (in lingua locale, Còrni o Curunghèj) vengono denominate tre cime rocciose, disposte da est a ovest, tali da sembrare dei "corni" ben visibili arrivando da Milano. Queste cime prendono il nome dal comune di Canzo entro cui si sviluppa la Val Ravella e di cui, le prime due occidentali, ne delimitano la testata settentrionale ed al contempo costituiscono il confine fra il comune di Canzo e quello di Valbrona, mentre la terza cima, la piu' bassa, e' nel territorio del comune di Valmadrera.
 Sono meta prediletta degli escursionisti e in alcuni tratti ci sono delle ferrate. A 1.125 m di quota, proprio sotto il Corno centrale, sul versante rivolto a nord, è situato il rifugio SEV.
Villa Meda - Stelline – Caserma
 Villa Meda (XVII-XVIII sec.), costruita sul fianco destro del torrente Ravella, nel centro storico del paese, è un complesso composto da una corte principale con un porticato ad arcate con pilastri quadrangolari, decorati da lesene che sostengono un marcapiano. All'interno sono presenti volte affrescate e soffitti in legno a cassettoni decorati da Luca Roscio di Vill'Albese, del 1701[6]. Da un altro più piccolo cortile, si accede al battistero a pianta circolare, con colonnato centrale in pietra e volta ottagonale in legno. Il parco è occupato da alcune piante secolari, cippi in granito, balconate belvedere, portali e nicchie sul muro simulanti piccole grotte, come in uso nei giardini signorili ottocenteschi.
 La villa è opera dell'architetto Simone Cantoni[7], che trasformò una casa di campagna nella residenza del conte Meda, con interventi di stile neoclassico. Il progetto si protrasse dal 1795 al 1804, quando il lavoro fu portato a termine dal monsignore fratello del conte. L'architetto dispose i locali di rappresentanza attorno ai cortili interni e le parti abitate a contatto col giardino all'italiana e con l’ambiente agreste raggiungibile sull' altra sponda del il torrente Ravella tramite un ampio ponte interno al perimetro della villa.
 L'edificio, venne usato nel XX secolo come colonia estiva per le Stelline[8] e poi, durante la Seconda guerra mondiale come caserma, ospitando le SS italiane arruolate presso le carceri milanesi; recentemente è stato restaurato per un utilizzo misto privato, sale pubbliche e stanze date in gestione alle locali associazioni; vi ha sede la biblioteca civica.
Teatro Sociale
 La "Società del Teatro Sociale di Canzo"[9] venne fondata nell'aprile del 1828 per volontà di famiglie benestanti canzesi e milanesi, con autorizzazione di Maria Teresa d'Austria. I lavori di costruzione furono ultimati l'anno successivo permettendo l'inaugurazione il 18 ottobre del 1829 invitando la compagnia del Teatro Filodrammatici di Milano.
 Il Comune, divenuto proprietario dell'immobile, si occupò di rinnovare il tetto dopo la storica nevicata del 1985 e se ne decise il completo restauro, dopo circa cinquant'anni di funzionamento come sala cinematografica. Fu quindi inaugurato il 25 aprile del 1990.
 L'Amministrazione comunale decise di allestire di nuovo una stagione teatrale per gli anni 1991-'92, iniziando proprio col Teatro Filodrammatici di Milano. Accanto a questa compagnia vanno ricordati anche l'orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano e l'Autunno Musicale di Como sempre presenti nella programmazione. Sono inoltre frequenti commedie dialettali, grazie ad una compagnia veneta ed alla Filodrammatica Canzese.
 Ospita attualmente stagioni di musica e di prosa.
Cappella di San Michele – Lazzaretto
 La cappella è dedicata a san Michele Arcangelo e si trova in cima ad un piccolo dosso, a quota 460 m sul lato destro lungo la strada verso le Fonti di Gajum. Questo luogo venne utilizzato come lazzaretto durante l'epidemia di peste del 1863 e forse anche in casi di precedenti contagi: secondo una tradizione locale il prato sottostante sarebbe usato come camposanto per i morti della peste del 1630, descritta da Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi. La cappella è stata oggetto di interventi di restauro e conservazione nel corso del tempo garantendone un buono stato di conservazione fino ad oggi. Da questa cappella si diparte il sentiero, un tempo mulattiera acciotolata, che risalendo lungo la Val Pesora arriva alla cima del monte Cornizzolo.
 Tra le altre costruzioni sacre vi sono l'edicola della Madonna in via Monte Rai, quella in via Gajum, quella in una curt della Cuntrada dal Cuèrc, quella di Sant'Anna in fondo all'omonima scalinata, presso piazza Giovanni XXIII, quella della Madonna e di Gesù al Parisone, la croce all'angolo tra via Vittorio Veneto e via Pasubio, la fontana del Cuèrc dedicata alla dipartita di San Miro. Infine è presente il santuario oratorio di San Miro al monte e, sulla carrozzabile, una cappelletta. Presso il lago del Segrino è presente l'edicola del Caradùr indurmentaa, poi dedicata anche alla Vergine.
 Il centro storico è composto da ampi cortili, detti curt,e da "contrade", vie e vicoli, in passato pavimentate con acciottolato, oggi spesso sostituito dal porfido. I principali toponimi del centro storico sono:
 Cuntrada da Casàrch: dall'unione delle parole canzesi cà(s)=casa e arch=arco, poiché gli ingressi dei cortili di questa contradasono quasi tutti ad arco, o forse dal latino Casearium, per la produzione di formaggio. Assimilabile, come origine toponomastica, al nome del paese di Casargo (LC). Corrisponde all'odierna via monsignor Longoni.
 Cuntrada da Sumbìch: dall'unione delle parole latine summ[um]=elevato e vic[um]=borgo, poiché anticamente vi era presente una frazione in posizione sopraelevata rispetto al paese. Corrisponde all'odierna via Sombico. Assimilabile, come orgine toponomastica, ai nomi dei paesi di Sonvigo (BZ), di Sonvico (Svizzera) e di Sovico (MI). Al cipilöö da san Ròcch vi è un bivio: a sinistra si giunge alla Tur (Torre) di Canzo e poi nelle località Castèll e Valicc; a destra si prosegue nella contrada e si imbocca la salita per Gaümm, dopo essersi unita con la contrada Lünaa in località Maj (Maglio).
 Cuntrada da Lünaa: dalla radice celtica lun[k]=palude col suffisso locativo ate, poiché anticamente il corso del torrente Ravella, non ancora ben arginato, straripava in questa contrada. Corrisponde all'odierna via Lunate. Assimilabile, come orgine toponomastica, ai nomi dei paesi di Lonate Ceppino e Lonate Pozzolo (VA). Cuntrada da San Mirètt: è più recente delle tre precedenti contrade, e termina nella Bergamasca; prende infatti il nome dalla chiesa da San Mirètt, con cui si intende la chiesa di San Francesco, utilizzando un diminutivo del secondo santo dedicatario (il beato Miro Paredi da Canzo) per differenziarla dal santuario da San Mir.
 Cuntrada dal Murnerìn, più recente, prende il nome da un fatto fra lo storico e il leggendario: durante la dominazione spagnola, un murnerìn (giovane mugnaio) avrebbe accoltellato il prepotente capitano spagnolo che dominava la zona, essendosi travestito da donna e avendolo raggiunto al castello, per opporsi allo ius primae noctis che il signorotto aveva rivendicato nei confronti della sposina del mugnaio. Il Murnerìn divenne quindi eroe di paese e gli fu intitolata una via. Corrisponde all'odierna via Mornerino, che collega Mèzz Canz alla Cuntrada dal Cuèrc.
 Cuntrada dal Cuèrc, anche questa più recente, prende il nome dal Cuèrc, antico portico, sede del consiglio degli anziani canzesi in epoca comunale. Nei secoli il Cuèrc si è ridotto fino a diventare semplicemente una fontana coperta. Qui san Miro avrebbe salutato la popolazione prima di andare in eremitaggio, esaudendo miracolosamente il desiderio di pioggia. Corrisponde all'odierna via Risorgimento.
 Pretòri: anticamente vicolo del palazzo del Pretorio, sede del prefetto e delle carceri.
 Portacinés: tratto di incontro fra Mèzz Canz, le contrade di Sumbìch e Casàrch, marginalmente di Lünaa e con Turèta. Pur essendo molto ristretto, è presente una fontana e un tempo anche un'osteria. Il nome sembra essere un'abbreviazione di Pòrta Ticinés ("Porta Ticinese"), forse per similitudine con quella di Milano.
 Turèta: prosegue pressoché parallela a Mèzz Canz, e prende il nome da una piccola torretta, forse parte dell'antico castello di Canzo, collocato qui prima che fosse trasferito nell'odierna località Castèll ("Castello", appunto).
 La stréncia: significa "la stretta" ed indica il vicolo, stretto ma attivo commercialmente, che collega la Piaza da la gésa a Mèzz Canz giungendo nella fine di Turèta. Ha un tratto più largo, l'odierno vicolo Santo Stefano, ed un tratto strettissimo fra due case, parzialmente coperto.
 Bergamasca: termine canzese usato per indicare una zona abitata al di là della Ravella, sulla sponda sinistra, rispetto al primo nucleo del centro storico, paragonandola alla Bergamasca, zona al di là dell'Adda, che rispetto al ducato di Milano era terra straniera. Corrisponde alle odierne vie: Caravaggio, Martiri della Libertà, piazza S. Francesco, inizio via Gajum.
 Caravazz: parte della Bergamasca che conduce dalla Piazèta da San Mirètt alle campagne in direzione del Lago del Segrino. Prende nome dalla cappelletta della Madonna di Caravaggio presente all'incrocio con le odierne vie Verdi e Martiri della Libertà. Corrisponde all'odierna via Caravaggio.
 Mèzz Canz: termine canzese usato per indicare il centro sociale e commerciale del paese di un tempo, ove si incontravano press'a poco le tre contrade più antiche; non è il centro geometrico dell'attuale abitato di Canzo. Corrisponde all'odierna via Meda (esclusa Villa Meda).
 Via Granda: indica semplicemente la strada principale del paese dal punto di vista viario, in quanto è quella che sfiora il centro storico collegandolo agli altri paesi (ossia è la strada provinciale per la Valassina). Corrisponde all'odierna via Mazzini, e collega la Piaza dal munümént alla Piaza da la gésa. Lungo questa via si trova il palazzo del Comune.
 Via di Giüdée: significa "degli Ebrei" ed è l'odierna via Orlandi.
 Piaza: è la "Piazza" per antonomasia. Spesso si sottointente da la gésa ("della chiesa"): è infatti sede della basilica prepositurale di Santo Stefano, con vicino l'antico portico del mercato, dove si tiene il processo alla Giubiana.
 Piaza dal munümént, ovvero "Piazza del monumento", per il monumento ai caduti canzesi della prima guerra mondiale. Con questa dicitura si differenzia dalla Piaza da la gésa. È l'odierna Piazza Garibaldi.
 Piazèta: diminutivo di Piaza, è la Piaza da San Mirètt, ovvero l'odierna Piazza San Francesco.